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Chepì
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Il mweqchepìcite-ref-1[1]cite-ref-2[2], o mwggcheppì (mwgwin francese mwhaképi) è un mwhqcopricapo militare di forma cilindrica o troncoconica, con la parte più stretta in alto e dotato di visiera, diffusosi per la sua praticità, rispetto ai mwhgberretti in uso precedentemente, fra i principali eserciti nell'mwhwOttocento e nel primo mwiaNovecento. È stato progressivamente soppiantato dal berretto piatto o rigido e dal mwiqbasco.

Contents

Storia
Note

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Storia

Il primo modello di chepì è quello dell'esercito imperiale mwjqaustriaco, il termine, difatti, è la francesizzazione del tedesco kappi, utilizzato come berretto di guarnigione dalle truppe di mwjgcavalleria di quello Stato in sostituzione dello mwjwsciaccò, più elaborato, voluminoso e costoso, che veniva portato nelle cerimonie, in parata o nelle occasioni di servizio ove era richiesta l'uniforme completa.

Il successo del modello derivò dal fatto che, come adesso, la moda militare tende a imitare le fogge degli eserciti di maggior influenza e successo. Le armate austriache, per numero e tenacia in combattimento, avevano rappresentato la spina dorsale e il nerbo della coalizione antifrancese e lo stile del vestiario mwkqasburgico fu imitato e copiato dai numerosi governi della restaurazione appoggiati o sostenuti dall'mwkgAustria.

L'affermazione definitiva di questo copricapo coincise, tuttavia, con la sua adozione da parte dell'mwlaesercito francese, che risale alle prime campagne coloniali in mwlqAlgeria quando, per esigenze climatiche, dovette essere adottata una uniforme più semplice e pratica.

Il prestigio militare francese, per nulla compromesso dalle sconfitte napoleoniche, fece sì che la foggia delle sue uniformi fosse prontamente imitata da alcuni degli eserciti del tempo, Il kepi, nel modello francese, si diffuse nell'esercito mwlwzarista della mwmaRussia, e da questa nei paesi slavi dei mwmqBalcani, nell'esercito degli mwmgStati Uniti d'America, in mwmwSpagna, negli Stati italiani, soprattutto il regno mwnaBorbonico e quello mwnqSabaudo.

Si diffuse, inoltre, fra tutte le milizie rivoluzionarie dell'Ottocento, che, in un certo senso richiamandosi ai valori della mwnwRivoluzione francese, volevano utilizzare un indumento emblematico, di matrice francese, in contrapposizione con le forze reazionarie, che in combattimento portavano ancora gli alti sciaccò. Nella seconda metà dell'Ottocento fu adottato anche dal mwoaGiappone, sotto l'influsso delle uniformi americane.

Progressivamente il chepì iniziò a essere soppiantato dai primi berretti piatti o rigidi, la cui diffusione si può far risalire alla mwogPrussia, parallelamente al diffondersi della fama militare di quel Paese.

La Russia lo sostituì nell'ultimo ventennio dell'Ottocento, estendendo il berretto piatto, anche nel modello senza visiera, a tutte le sue truppe, nell'ambito della slavizzazione dell'aspetto esteriore dei suoi militari.

Altri Paesi adottarono dei copricapi intermedi fra il kepì e l'odierno berretto piatto, come gli Stati Uniti o il Giappone, passando, nei primi anni del Novecento, al nuovo modello.

La mwpgprima guerra mondiale segnò la fine della grande diffusione del kepì, coincidente con la progressiva marginalizzazione della Francia dal ruolo di potenza mondiale.

Nel primo dopoguerra quasi tutti i paesi passarono ai berretti piatti, spesso richiamandosi alle fogge in uso in mwqaGermania.

Ai nostri giorni lo adottano solo la mwqgCittà del Vaticano per la mwqwGendarmeria, nell'uniforme ordinaria, la Svizzera, e la mwraFrancia per l'mwrqEsercito di terra e la mwrgGendarmerie nationale il kepi, almeno nelle uniformi da cerimonia e ordinarie, e prevalentemente per motivi tradizionali, tuttavia la seconda lo prevede solo in caso di emergenza; la mwrwLegione straniera francese utilizza il tradizionale kepì bianco.

Il chepì in mwsqItalia ebbe larga diffusione sino al 1933, quando fu sostituito dal berretto piatto con visiera, denominato burocraticamente "berretto rigido", nell'ambito della riforma delle mwswuniformi militari del generale mwtaBaistrocchi, che introdusse fogge più moderne e confortevoli, fra cui la giubba aperta con cravatta. La riforma intervenne provvidenzialmente in quanto il primo modello di kepì, sobrio e pratico, era stato progressivamente alterato da esemplari cosiddetti fuori ordinanza, sempre più teatrali e spropositati, con visiere enormi, pronunciata forma a tronco di cono rovesciato, con la parte superiore più ampia dell'inferiore e dimensioni doppie rispetto ai primi modelli (una degenerazione analoga si sta avendo in Russia, dove i berretti militari hanno raggiunto delle dimensioni ridicole, paragonabili a quelle di piccoli ombrelli, cd. mwtqa fungo). Questo berretto, tuttavia, rimane in uso, in foggia più o meno simile al modello adottato nel periodo umbertino, nelle uniformi storiche di alcune accademie e scuole militari, o di polizia. Un'eccezione è costituita dal mwtwReggimento Artiglieria a Cavallo "Voloire" che, unico esempio nazionale, conserva anche nell'uniforme ordinaria il caratteristico kepì, che viene guarnito con criniera di crine nero (bianco per i trombettieri) per i servizi armati e a cavallo ("kepì armato").

Note

cite-note-11. mwvgVocabolario Treccani, mwvwmwwaIl lemma «chepì», su mwwqtreccani.it. mwwgURL consultato il 2 maggio 2018.
cite-note-22. mwxgEnciclopedia Sapere, mwxwmwyaIl lemma «chepì», su mwyqsapere.it. mwygURL consultato il 2 maggio 2018.

Voci correlate
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